Nuova selezione in Botega del Vin: The Kyoto Whisky

Nuova selezione in Botega del Vin: The Kyoto Whisky

The Kyoto Whisky: tre espressioni, un terroir urbano unico

Dalla prima distilleria di whisky giapponese a Kyoto, un progetto che ridefinisce il concetto di craft spirits in Giappone.  Abbiamo inserito tre etichette della Kyoto Distillery alla Botega del Vin, perché rappresentano uno dei progetti distillatori più coerenti e ambiziosi emersi dal panorama craft giapponese degli ultimi anni. Ogni espressione è costruita su un profilo organolettico preciso, con un approccio alla selezione delle botaniche e alla maturazione che richiama esplicitamente la tradizione del gin botanico ma declina tutto in chiave whisky, con una complessità che si apprezza già all’analisi olfattiva.

THE KYOTO MALT WHISKY MURASAKI

Al naso: frutti rossi maturi, violetta e spezie dolci. In bocca struttura morbida, buona persistenza aromatica. Finale pulito con rimandi floreali. Maturazione in piccoli fusti che preserva la delicatezza del distillato.

THE KYOTO BLENDED WHISKY AKA

Bouquet caldo e avvolgente: frutta secca, spezie orientali, sentori di legno tostato. Palato pieno, tannini integrati. Retrogusto lungo con note di cannella e scorza d’arancia candita.

THE KYOTO BLENDED WHISKY KURO

Profilo affumicato, netto ma non invasivo. Note di torba leggera, cuoio, tabacco dolce. Corpo importante, grande persistenza. L’espressione più impegnativa delle tre pensata per chi ha un palato allenato.

Tre etichette che si rivolgono a target di consumo differenti: il Viola funziona bene anche come entry level per chi si avvicina al whisky giapponese; il Rosso è l’espressione più versatile, adatta sia alla mescita che alla mixology di ricerca; il Nero è chiaramente pensato per il collezionista e per il consumatore con un profilo sensoriale definito.

Bottiglie interessanti anche sul fronte dell’abbinamento: il Viola regge bene su formaggi erborinati e pasticceria secca; il Rosso su selvaggina e cioccolato fondente; il Nero su affumicati e sigari leggeri.

Le nuove etichette Kyoto Whisky sono ora disponibili alla Botega del Vin: una selezione pensata sia per l’appassionato esperto sia per chi desidera avvicinarsi a questo mondo.

Rimanete connessi. Seguiteci sui nostri social. INSTAGRAM FACEBOOK 

 

Autunno: vini grappe whisky rum…

Autunno: vini grappe whisky rum…

Quando arriva l’ autunno: vini grappe whisky rum ci tornano in mente, al calduccio della propria abitazione sorseggiare un alcolico o superalcolico è un piacere!

Ecco quindi il dilemma: vino da meditazione? Grappa bianca o barricata? Un buon whisky torbato? Un rum?

Ad ognuno il suo! Tra i prodotti che apprezzo di più sicuramente Most con le  varie acquavite d’uva sta ai primi posti, apprezzo molto anche le grappe della Distilleria Marzadro.

Degustare la grappa non significa semplicemente deglutire una bevanda alcolica: si tratta di compiere un piccolo grande rito fatto di lentezza, godimento e ricerca di sensazioni positive.Per rendere quest’esperienza ancora più piacevole e memorabile, bisogna rispettare alcune semplici regole di degustazione: la grappa, ad esempio, non deve essere tracannata tutta d’un fiato a mo’ di sakè, ma va centellinata nel palato al fine di apprezzarne al meglio le qualità. Prima dell’assaggio, la grappa, deve essere preparata per il servizio. Il primo aspetto da tenere in considerazione è quello della temperatura.

La regola generale, valida per tutti gli alcolici, asserisce che più la temperatura aumenta più la percezione degli aromi e l’acutezza dell’alcool vengono esaltate. Di conseguenza, è fondamentale raggiungere un buon equilibrio, poiché una grappa troppo “calda” risulterebbe pungente al naso. Una troppo “fredda” vedrebbe attenuate le proprietà organolettiche dei suoi aromi. L’uso di un bicchiere adeguato eviterà l’aggressione dell’alcol al naso, consentendo allo stesso tempo di apprezzare i raffinati profumi della grappa. Un buon bicchiere da grappa dovrà essere alto e stretto e dovrà aprirsi leggermente nella sua parte superiore in modo da favorire la percezione dei profumi. L’ideale è il cosiddetto “tulipano” (di modesta dimensione, panciuto e a imboccatura stretta, la cui fisionomia ricorda appunto il fiore simbolo dell’Olanda). Di vetro o cristallo sottile e con capacità intorno ai 100/150 millilitri.

Nel caso di grappe elevate in legno si può scegliere anche un balloon, anch’esso molto panciuto e largo, con un’apertura di poco inferiore alla pancia, la sua conformazione è studiata in funzione degli aromi che la bevanda deve esprimere. Ora è necessario mettere in movimento i sensi, a cominciare dalla vista. Attraverso l’esame del colore ci si può rendere conto della limpidezza e della purezza della grappa.

Quando il distillatore ha proceduto correttamente, la grappa risulterà incolore e limpida, cioè senza alcuna sostanza in sospensione che le darebbe un aspetto lattiginoso e penalizzante. In caso contrario, le eventualità possibili sono tre: invecchiamento della grappa; aggiunta di sostanze aromatizzanti nella bevanda; errori nel processo di produzione della stessa. Nel primo caso, bisogna tenere presente che grappe invecchiate e le riserve hanno il valore aggiunto del colore come risultato del passaggio in legno: la cromatura potrà essere giudicata scarica (se poco intensa) o eccessiva (se, al contrario, risulterà troppo vigorosa), variando dalle nuance del paglierino chiaro a quelle del mogano.La prima regola dell’analisi olfattiva è semplice, ma categorica: non bisogna mai tuffare il naso dentro al calice, perché tale gesto provoca la saturazione da alcol e, di conseguenza, la nostra capacità sensoriale verrebbe anestetizzata.

La grappa va mantenuta leggermente distante dal naso e – dopo aver ruotato leggermente il bicchiere per favorire lo sviluppo degli aromi – va annusata per breve tempo e garbatamente, cercando di percepirne le sfumature senza inspirare in maniera eccessiva. Una grappa giovane presenterà dei chiari sentori di vinaccia fresca o degli accenti floreali e fruttati se è aromatica; una elevata in botte sarà ricca di note speziate di vaniglia, cannella, liquirizia, cacao o addirittura tabacco. Infine concludiamo con il gusto, universalmente considerato l’aspetto più importante all’interno della valutazione di un’acquavite.

La grappa va introdotta in bocca attraverso esigui quantitativi alla volta, che andranno deglutiti lentamente subito dopo aver aspirato una leggera quantità d’aria a denti stretti, cercando di distribuire la grappa su tutta la cavità orale: l’aria introdotta in bocca ossigenerà il liquido favorendo lo sviluppo degli aromi che sarà accentuato anche dal riscaldamento provocato dalla temperatura della bocca.La prima sensazione che si avverte è l’impatto dell’alcool sulla punta della lingua; seguono il gusto dolce, l’acido, l’amaro e le sensazioni tattili che si riassumono nel calore e nell’eventuale astringenza.

Se prevale l’alcool predominerà la sensazione di caldo, se invece emerge l’acidità si otterrà una sensazione di freschezza. In linea di massima, una grappa perfetta avrà sapori puliti, netti e ben equilibrati; tuttavia, non è sempre vero il contrario: una grappa mediocre può anche non presentare sapori cattivi poiché, per risultare disarmonica, è sufficiente un tono dolciastro – solitamente sintomo dell’aggiunta di zucchero – o aspro/amaro, che in un buon prodotto dovrebbe essere scarsamente avvertibile

Autunno-vini-grappe-whisky-rum

SPUNTO TRATTO DAL SITO DI GRAPPA MAROLO